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Pig

  • 4 ore fa
  • Tempo di lettura: 2 min

2021, 92min.

di Michael Sarnoski

con Nicolas Cage, Alex Wolff e Adam Arkin


Recensione di Giovanni Comazzetto


Spoilerometro:



Nicolas Cage è Rob, un eremita che vive nelle foreste dell’Oregon insieme ad un maiale da tartufi. Il suo unico contatto umano è Amir (Alex Wolff), un giovane che compra da lui i tartufi e li rivende ai ristoranti di Portland. La vita di Rob è sconvolta quando due sconosciuti rapiscono il suo amato maiale, costringendolo ad abbandonare i boschi per tornare all’ambiente cittadino.



Il film dell’esordiente Sarnoski si distingue per la capacità di rovesciare più volte le aspettative dello spettatore: le premesse di un tipico revenge movie (il rapimento dell’animale, l’inizio di una disperata ricerca) sono presto smentite dal contegno del protagonista, che rifiuta la violenza fisica e affronta la sua personale discesa agli inferi con un inspiegabile stoicismo. Per gran parte del film vediamo Rob attraversare i luoghi del suo passato con il volto tumefatto e lo sguardo stralunato, e condividiamo lo stupore della sua “guida” Amir.



Scopriamo a metà del film che Rob è in realtà Robin Feld, un rinomato chef di Portland che ha lasciato tutto per vivere in solitudine dopo la morte della moglie. Nella sua ricerca del maiale rapito, torna nell’oscuro mondo della ristorazione che aveva abbandonato: lo vediamo prima in un curioso fight club dei dipendenti, poi in un ristorante raffinato, infine nella casa del suo avversario. Il confronto finale, ancora una volta, non contempla la violenza: Rob ha raggiunto una superiore consapevolezza, e sa annientare le fragili certezze altrui con poche parole sussurrate, lo sguardo esausto e un bicchiere di vino.     



La scelta di collocare il passato del protagonista nel mondo della ristorazione è particolarmente azzeccata: la competizione sfrenata che caratterizza il lavoro nei ristoranti di alto livello è smascherata da Rob nel suo confronto con uno chef nevrotico e dal sorriso falso. È forse vero, come dice Rob, che «niente di tutto questo è reale». Non lo sono il classismo e la falsa autenticità dei ristoranti raffinati; non lo sono i prodotti seriali e di bassa qualità diffusi con l’americanizzazione del mondo. Contro la mercificazione di ogni aspetto della vita umana, occorre riscoprire la gastronomia e i rapporti autentici, magari sulle note di I’m on Fire (il brano di Springsteen che chiude il film). 

 

Voto: 3.5/5


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