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Gole ruggenti

  • 3 giorni fa
  • Tempo di lettura: 2 min

1992, 104min.

di Pier Francesco Pingitore

con Pippo Franco, Maurizio Mattioli, Pamela Prati


Recensione di Cristiano Lo Presti


Spoilerometro:



Trovandoci nel pieno della settimana santa del Festival della canzone italiana, ho deciso di cercare nella filmografia del nostro paese se ci fossero dei titoli che potessero unire Sanremo e la settima arte. Purtroppo non abbiamo trovato molto, Destinazione Sanremo del 1959 di Domenico Paolella e Sanremo - La grande sfida del 1960 diretto da Piero Vivarelli, entrambi irreperibili. Tuttavia mi è tornato alla mente un film che devo aver visto da bambino: Gole Ruggenti.


L’intreccio segue il protagonista - interpretato da Pippo Franco - impegnato nelle prove generali del festival, tra cantanti raccomandati da uomini politici, voci di brogli, vallette capricciose, vincitori già annunciati e continue ingerenze dall’alto.

Prodotto all’epoca d’oro del Bagaglino, che tramite i suoi sketch comici si proponeva di raccontare il mondo politico e la società dello spettacolo del bel paese, Pier Francesco Pingitore mette in scena una parodia del festival di Sanremo tramite la quale prende di mira l’establishment, utilizzando la kermesse come metafora dell’Italia, nel periodo dello scandalo Mani Pulite, in cui a farla da padrone sono corruzione, raccomandazioni e clientelismo.


Tutto apprezzabile, sulla carta, grazie a una sceneggiatura tendenzialmente spietata che non salva alcun personaggio dall’onta della disonestà, neanche chi - come il protagonista - sembra ribellarsi al sistema, persino denunciarlo, salvo poi piegarsi al potente di turno.


Il problema principale è che i nomi coinvolti sono, appunto, i comici e le starlette del Bagaglino: oltre al già citato Pippo Franco troviamo infatti Maurizio Mattioli, Pamela Prati, Martufello, Manlio Dovì, Leo Gullotta e una giovanissima Valeria Marini pre-chirurgia plastica. Insomma, gente che - oltre a non far ridere neanche per sbaglio - non sembra avere le capacità minime per recitare.

Ad onor del vero sento di dover salvare Mattioli, unico ad essere convincente, per quanto sopra le righe, nei panni del produttore televisivo truffaldino, che rispetto ai colleghi appare come un gigante appena uscito dall’actor studio.


Per il resto il film, in quanto figlio dei programmi televisivi del Bagaglino, contiene in sé tutti i difetti di quelle trasmissioni satiriche che difficilmente graffiavano e non mordevano mai, tutto sommato ossequiose nei confronti del potente di turno e condito di soubrette assolutamente incapaci (ma procaci).


Un cast ben poco meritevole che vorrebbe denunciare la mancanza di meritocrazia del mondo dello spettacolo. Metacinema.


Voto: 1,5/5


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