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The Ugly Stepsister (Den Stygge Stesøsteren)

  • traumfabrikblog
  • 27 nov 2025
  • Tempo di lettura: 3 min

2025, 109 min. 

di Emilie Blichfeldt

con Lea Myren, Ane Dahl Torp, Thea Sofie Loch Næss, Flo Fagerli


Di Valentina Corona


Spoilerometro:




A vederla comparire in scena senza conoscere la storia diresti che è lei a essere la sorellastra buona: Elvira si presenta sin da subito come un’adolescente abituata a essere bullizzata per il suo corpo appena rotondo, pazzamente innamorata del principe del regno, che sembra vivere tutto sommato con entusiasmo la nuova unione per cui la madre si appresta a trasferirsi nella casa del padre della giovane e bellissima Agnes.

La storia però è nota, ed è quella della fiaba di Cenerentola, recuperata nella prima versione dei fratelli Grimm del 1812, in cui si menzionano il taglio di un tallone e di un alluce da parte delle sorellastre intente a dimostrare al principe di essere le proprietarie della scarpetta perduta al ballo. È da questo dato che la norvegese Emilie Blichfeldt, riprendendo un progetto nato all’università, fa derivare l’elemento horror, che si palesa prevalentemente nella seconda metà del lungometraggio in un crescendo direttamente proporzionale all’eccessività dei gesti compiuti dalla giovane Elvira.


D’altronde non è Cenerentola a fare da protagonista, ma proprio la “sorellastra brutta”: Agnes è ritratta nell’angolo, e non, tra l’altro, come uno stinco di santa, ma nei panni di un’adolescente normale che affronta le difficoltà della vita tra alti e bassi, consapevole del potere che le deriva dalla propria bellezza e in qualche caso intenzionata a usarlo anche a costo di ferire la più sfortunata Elvira. Blichfeldt, insomma, sembra trasformare il più manicheo dei racconti in una favola nera in cui i contorni tra “buoni” e “cattivi” sono molto più sfumati che nelle versioni tradizionali della storia, interessata più che altro a raccontare passando per quali esperienze i “cattivi” arrivano a sembrarci tali.


La norvegese, alla sua opera prima, sceglie per la storia un’ambientazione settecentesca e una regia ammiccante cadenzata da musica elettronica, che tanto ricorda quella di Sofia Coppola alle prese con Marie Antoinette. La rottura dell’equilibrio si verifica quando – il padre di Agnes, ormai morto, è abbandonato a imputridire in una stanza del palazzo – un paggio del re viene ad annunciare alle giovani donne di casa che qualche mese dopo al palazzo reale si terrà un ballo in cui il principe sceglierà la sua sposa. È così che Elvira, che di sposare il principe sogna letteralmente a occhi aperti, viene convinta dalla madre (una “matrigna” già per lei oltre che, poi, per Agnes) a fare ciò che deve per diventare bella, nonostante bella abbia sempre saputo di non essere.   

Più si va avanti, più Elvira, sobillata da chi l’ha messa al mondo, alza l’asticella: dalla dieta passa alla chirurgia estetica, fino ad arrivare a ingoiare le larve di un verme tenia, terminando col gesto estremo del taglio delle dita dei piedi, che la renderà definitivamente invalida. Gli sforzi della giovane, le sue grida, le ferite autoinferte, gli aghi e le lame che le trapassano la carne vengono mostrati alla cinepresa e alimentano un body horror in cui l’elemento splatter è tutto sommato contenuto a pochi, circostanziati momenti. 


Presente per tutta la durata del film è invece l’elemento concettuale, così come era stato per Coralie Fargeat e il suo The Substance: il rifiuto del proprio corpo, la ricerca della perfezione, il tentativo di essere apprezzati da chi, anche alla nostra forma perfetta, sceglierà comunque qualcun altro portano inesorabilmente al declino, plasticamente reso nella forma del mostro. A salvare Elvira sarà l’atto di forza di un’altra donna, la sua sorella minore Alma, che la convincerà ad amarsi non più per quello che era, ma per quello che è diventata. 

The Ugly Stepsister è un film intelligente che mette una storia vecchia a disposizione dell’oggi, innovando il genere horror con temi attuali e dal rilievo socio-politico. In questo senso, Blichfeldt si inserisce nel solco di una neo-nata corrente che, per le sue peculiarità, non pare più possibile ignorare: quella dell’horror che parla di donne ed è fatto da donne. 


Voto: 4/5


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