Oh, hi!
- traumfabrikblog
- 4 dic 2025
- Tempo di lettura: 2 min
2025, 95min.
di Sophie Brooks
con Molly Gordon, Logan Lerman, Geraldine Viswanathan
Recensione di Cristiano Lo Presti
Spoilerometro:

Cambiano i tempi e anche la commedia si adegua, così nello spazio un tempo occupato da pellicole romantiche e forse un po’ stucchevoli, adesso troviamo film un po’ bizzarri come questo, che provano a decostruire i vecchi codici dell’«e vissero tutti felici e contenti».

Iris e Isaac si frequentano ormai da qualche mese e sembrano molto affiatati, dunque durante il loro primo weekend romantico in una casa di campagna la ragazza è intenzionata a proporre al ragazzo di portare il rapporto ad un livello superiore. Il tutto alla fine di un gioco erotico, con Isaac ammanettato al letto.
La reazione di Isaac è tutt’altro che entusiasta, così Iris scopre che mentre lei è convinta che il rapporto tra i due sia serio ed esclusivo, lui - non interessato ad una simile relazione - nei mesi passati insieme ha continuato a “frequentare” altre persone.

Ecco il turning point del film. Iris, nella speranza che passando insieme le successive 24 ore lui possa cambiare idea, decide impulsivamente di lasciarlo ammanettato a letto.
Nel suo essere evidentemente surreale, ciò che ne consegue è piuttosto divertente; specialmente quando la ragazza si rende conto che il sequestro di persona è reato, ossia nel momento in cui entrano in scena la migliore amica di lei, Max (sì, questo ha confuso anche me), e il suo fidanzato Kenny, tra ipotesi di omicidio e riti magici che affondano le proprie radici nella stregoneria nella speranza che Isaac perda la memoria e decida di non denunciare la propria ragazza.
Trovo piuttosto apprezzabile il tentativo di non cedere alla tentazione di caratterizzare i personaggi in una semplice dicotomia “vittima/carnefice”.

Come sfortunatamente riscontro sempre più spesso, il punto debole del film è il terzo atto e il modo in cui l’intreccio porta alla risoluzione del racconto, senza effettive conseguenze per nessuno.
È sempre più evidente che al cinema, come nella società in cui viviamo, la narrativa sulle relazioni si ponga in un modo che definirei “anti-romantico”. C’è meno spazio per delle storie d’amore e più per delle (forse più realistiche) situationship che fino a qualche anno fa si sarebbero evolute in rincorse all’aeroporto per dire all’altro che «non posso vivere senza di te», ma oggi nascono e muoiono abbastanza velocemente senza colpo ferire. Presumibilmente seguite da altre relazioni altrettanto brevi, poco impegnate e poco impegnative, senza grandi conseguenze. Inutili. In un «eterno presente che capire non sai».
Al cinema, come nella realtà, non c’è più spazio per i «per sempre», perché l’individualismo non conosce altro che un susseguirsi di «solo per oggi».
Voto: 3/5







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